La scoperta può arrivare all’improvviso: un nipote di otto anni che mostra con orgoglio il suo profilo TikTok, una bambina di dieci che chatta con sconosciuti su app di cui nemmeno si conosce il nome. Per molti nonni, questo momento rappresenta un vero e proprio dilemma: da un lato l’istinto di protezione verso i più piccoli, dall’altro il timore di oltrepassare confini non propri, di sembrare fuori dal tempo o, peggio ancora, di creare tensioni familiari. Eppure, la questione della sicurezza digitale dei minori non è un fatto generazionale, ma una responsabilità educativa che coinvolge l’intera famiglia.
Quando la saggezza analogica incontra i rischi digitali
La sensazione di inadeguatezza tecnologica che molti nonni provano non dovrebbe mai tradursi in silenzio. I bambini italiani ricevono il primo smartphone mediamente a 9 anni, spesso senza un’adeguata preparazione sui rischi connessi. Quella che i nonni percepiscono come incompetenza è in realtà una prospettiva preziosa: chi non è cresciuto immerso nella tecnologia ha una lucidità particolare nel riconoscerne i pericoli che i nativi digitali, inclusi molti genitori, tendono a sottovalutare.
Il vero problema non è cosa sapete della tecnologia, ma come trasformare la vostra preoccupazione legittima in un’azione efficace e costruttiva. La mancanza di competenze tecniche specifiche non invalida l’intuizione che qualcosa non va quando un bambino condivide la propria posizione geografica con migliaia di estranei o pubblica foto in costume.
Parlare prima con i genitori: l’approccio collaborativo
L’errore più comune è intervenire direttamente con i nipoti, scavalcando i genitori. Questo può generare incomprensioni e chiusure difensive. L’approccio più efficace parte da una conversazione privata con mamma e papà , costruita non su accuse ma su condivisione di preoccupazioni specifiche. Evitate formule generiche come “i social sono pericolosi” e puntate su osservazioni concrete: ho notato che Emma ha pubblicato una foto dove si vede l’indirizzo di casa, questo mi preoccupa perché…
Portate con voi dati verificabili. La Polizia Postale italiana documenta nei suoi report annuali un trend crescente di adescamento online di minori, con numeri che continuano ad aumentare anno dopo anno. Questi non sono allarmismi, ma realtà documentate che anche i genitori più tecnologici non possono ignorare.
Trasformare l’incompetenza in punto di forza
Potrebbe sembrare controintuitivo, ma ammettere di non conoscere le piattaforme social può diventare la chiave per un dialogo autentico. Chiedere ai genitori di mostrarvi come funzionano le app che usano i bambini ha un duplice effetto: stimola loro stessi a indagare davvero (molti genitori non hanno mai verificato le impostazioni privacy dei profili dei figli) e dimostra umiltà e genuino interesse, non giudizio preconcetto.
Questa strategia funziona anche con i nipoti più grandi. Un nonno che chiede “Mi insegni come funziona Instagram?” crea un momento di scambio intergenerazionale dove, durante la spiegazione, è possibile inserire domande mirate: ma quindi chiunque può vedere questa foto? Anche persone che non conosci?
I confini che tutti dovrebbero conoscere
Esiste un livello basilare di alfabetizzazione digitale che ogni adulto della famiglia dovrebbe possedere, e che voi nonni potete proporre come standard educativo condiviso, non come imposizione personale. Secondo le linee guida della Società Italiana di Pediatria, nessun bambino sotto i 13 anni dovrebbe avere profili social personali, e non per moralismo, ma perché questa è l’età minima legale prevista dal GDPR europeo per il consenso al trattamento dati.

Presentare questa informazione come dato normativo, non come opinione personale, cambia completamente il tono della conversazione. Non siete voi antiquati a essere contrari, è la legge europea a porre limiti precisi. Questo sposta il dialogo da uno scontro generazionale a una questione di responsabilità genitoriale oggettiva.
Quando i genitori minimizzano: mantenere la relazione senza abdicare
La risposta più frustrante è: non esagerare, tutti i bambini hanno i social oggi. Questa banalizzazione del rischio può lasciarvi impotenti. In questi casi, continuare a essere presenti senza diventare ossessivi è l’equilibrio da trovare. Potete proporre alternative concrete: regalare un libro sulla sicurezza online adatto ai bambini, suggerire documentari sul tema da guardare insieme in famiglia, o proporre attività offline che riducano naturalmente il tempo-schermo.
Un approccio particolarmente efficace è coinvolgere altri nonni o familiari, creando una consapevolezza diffusa che non gravi su un’unica persona. Quando più voci autorevoli nella famiglia esprimono la stessa preoccupazione con dati alla mano, è più difficile per i genitori etichettarle come paranoia.
Il ruolo insostituibile della presenza fisica
Paradossalmente, uno degli strumenti più potenti che avete contro i rischi digitali è la vostra presenza analogica. I bambini che trascorrono tempo di qualità con i nonni in attività concrete come cucinare, passeggiare, costruire o ascoltare storie sviluppano naturalmente un rapporto più equilibrato con la tecnologia. Non si tratta di competere con gli schermi, ma di offrire esperienze così ricche che gli schermi diventino meno attraenti.
Questa presenza costante crea anche le condizioni perché i nipoti si confidino spontaneamente se vivono situazioni spiacevoli online: cyberbullismo, richieste inappropriate, contenuti disturbanti. Un bambino che ha un rapporto solido e non giudicante con i nonni è più propenso a chiedere aiuto quando qualcosa non va nel suo mondo digitale.
La vostra età non è un limite, è una risorsa. Avete cresciuto figli in epoche complesse, avete navigato cambiamenti sociali epocali, avete l’autorevolezza di chi ha già affrontato mille sfide educative. Il fatto che queste sfide ora abbiano uno schermo luminoso non le rende meno affrontabili, solo diverse. E la vostra preoccupazione, anche quando non parla il linguaggio degli algoritmi, parla il linguaggio universale dell’amore e della protezione che ogni bambino merita, online come offline.
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